La Venerabile Serva di Dio Giovannina Franchi nacque a Como il 24 giugno 1807 da Giuseppe Franchi, magistrato del Tribunale Cittadino e Giuseppina Mazza. Il giorno successivo fu rigenerata al fonte battesimale di questa chiesa cattedrale.
All’età di 11 anni, nel mese di maggio 1818, ricevette il sacramento della confermazione nella cappella di San Michele, situata all’interno del Palazzo Vescovile. Trascorse l’infanzia e la giovinezza come era consuetudine per le fanciulle della sua condizione sociale, alle quali veniva assicurata una sana e completa educazione. Infatti, all’età di 7 anni, insieme alle sorelle, venne affidata all’educandato di San Carlo delle visitandine di Como. Vi rimase dieci anni, assimilando profondamente lo spirito salesiano.
Rientrata in famiglia, si dedicò alla cura dei genitori, all’insegnamento del catechismo in parrocchia e ad opere di misericordia. Dopo una breve esperienza di fidanzamento, conclusasi con la morte del fidanzato nel 1840, decise di consacrarsi totalmente al Signore. Giovannina aveva allora trentatré anni.
A partire dal 1846 si affidò alla direzione spirituale del pio e dotto canonico penitenziere della cattedrale Don Giovanni Abbondio Crotti. Sotto la sua guardia, la serva di Dio volle dedicare tutta la vita a servizio degli ammalati, soprattutto a domicilio e nelle carceri, e all’accoglienza dei più poveri. A questo scopo, con la legittima parte della sua eredità acquistò una casa nel centro storico di Como, nel quartiere della Portesella, allora ritenuto il più povero della città.
Il 26 settembre 1853, con tre compagnie, diede inizio alla Pia Unione delle Sorelle Infermiere di Carità, dette di San Nazaro, dal titolo della vicina chiesa. Nella Pia Casa di Via Vitani trovavano asilo e assistenza ogni sorta di emarginati, ammalati, poveri e vicini, ex carcerati, monache i cui monasteri erano stati soppressi, malati di mente, ex prostitute, donne sole e indigenti. Le pie infermiere, secondo il progetto originario di San Francesco di Sales per le Visitandine, assistevano gli ammalati a domicilio e le donne nel carcere di San Donnino.
La serva di Dio compose per sé e per le sorelle un Metodo di vita che fu approvato il 16 luglio 1862 dal Vescovo di Como, Monsignor Marzorati. Si trattava di una regola molto semplice, ma basata sui dettami della più evangelica carità: prediligere i malati gravi e moribondi; considerare la viva presenza di Cristo tanto nell’Eucaristia quanto nella persona sofferente; mostrarsi coraggiosi e umili, pazienti e cortesi, amanti del silenzio e della fatica, ben disposte all’assistenza degli infermi.
Durante il periodo in cui la città di Como fu colpita dal colera e dal vaiolo nero, le suore furono esempio di vivo amore ed esemplare abnegazione. Fu in quella dolorosa circostanza che madre Giovannina Franchi restò vittima del morbo, contratto nell’eroica assistenza agli ammalati.
La serva di Dio si spense il 23 febbraio del 1872. Le consorelle annotarono la sua morte: “Oggi, giorno 23 febbraio, cadde un seme che era il sostegno di tutti noi e di tutti i poveri della città di Dio”
Fu dichiarata venerabile il 20 dicembre 2012. Infine, il 9 dicembre 2013, papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto di riconoscimento del miracolo che ha aperto la strada all’odierna beatificazione.