Sia lodato Gesù Cristo.
Fratelli e sorelle.
La diocesi e la città di Como, insieme alle Suore Infermiere fondate dalla nuova beata madre Giovannina Franchi, stanno celebrando con entusiasmo, partecipazione e con viva fede la beatificazione della serva di Dio madre Giovannina Franchi, fondatrice delle Suore Infermiere di Maria Addolorata.
Nella sua lettera apostolica Papa Francesco chiama madre Giovannina, colei che per amore di Cristo crocifisso si è dedicata con tutte le sue forze all’assistenza corporale e spirituale degli infermi e dei moribondi.
E il ritratto essenziale della nuova Beata, che è nata e vissuta qui a Como, è un’autentica eroina della carità cristiana, è un personaggio illustre della vostra bella città.
Si sa che Como è famosa nella storia per avere dato i natali a persone celebri come gli scrittori romani Plinio il Vecchio e suo nipote Plinio il Giovane, San Felice primo vescovo della città, il beato Innocenzo XI, Papa colto e dinamico nella propagazione e difesa della fede Cattolica. A questo Papa, Comasco, si devono ad esempio la fondazione di nuove diocesi in Brasile, la costituzione delle università domenicane di Manila e del Guatemala, la promozione delle missioni carmelitane in Persia, il tentativo di abolire il commercio degli schiavi. Tra le personalità illustre della vostra città non possiamo dimenticare il conte Alessandro Volta, fisico famoso per le sue geniali invenzioni e scoperte.
A questa galleria di uomini illustri, di persone celebri, ha ragione, si può e si deve aggiungere la beata Giovannina Franchi, che ai suoi tempi, nel travagliato ottocento italiano, si distinse per la sua sconfinata carità verso i bisognosi, imitando Gesù, da ricca si fece povera, utilizzando i suoi notevoli beni economici per alleviare le sofferenze degli ammalati abbandonati e bisognosi e a tale scopo fondò le Suore infermiere dell’Addolorata ancora oggi sulla breccia nel campo della carità in Italia e fuori della nostra patria.
Forse conviene dare un rapido sguardo alla vita edificante della nostra beata. Giovannina Franchi nacque qui a Como il 24 giugno 1807, secondogenita di una delle famiglie più agiate della città. Avete sentito? Abbiamo sentito la sua formazione da bambina. Ancora giovane le morirono i genitori lasciando le eredi di un consistente patrimonio insieme a fratelli e sorelle.
Attingendo a questa sua eredità, si dedicò con maggiore fervore e generosità al servizio degli ammalati, soprattutto a domicilio e nelle carceri, e anche all’accoglienza e all’assistenza dei poveri. Per questo scopo acquistò una casa nel centro storico di Como, nel quartiere della Cortesella.
Dopo il matrimonio di tre sorelle e un fratello, insieme con alcune compagne, fondò le Suore infermiere dell’Addolorata. La Beata Madre Franchi si spensi a Como il 23 febbraio 1872, contagiata, come abbiamo sentito, dal vaiolo nero, contratto mentre generosamente assisteva un malato a domicilio.
Ci possiamo chiedere qual era la sorgente dell’inesauribile fervore apostolico di Madre Franchi? La risposta è semplice, la carità. Carità, cari fratelli e sorelle, che il vero nome è l’autentico volto del Dio cristiano. Dio è carità e non odio. Dio è carità e se non è carità, non è Dio.
Il cristianesimo è la scuola della carità provvidenzialmente l’odierna liturgia della parola è un consolante catechesi sulla carità che, come abbiamo sentito proclamare, sintetizza in sé tutti i comandamenti e che San Paolo nella sua lettera ai romani dice: la carità non fa alcun male al prossimo, la carità non fa alcun male al prossimo anzi lo benefica e già nell’antico testamento c’è questa pedagogia. quando l’angelo Raffaele dice a Tobi, e a suo figlio Tobia, fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male.
Meglio praticare l’elemosina che accumulare oro. coloro che fanno l’elemosina godranno lunga vita, coloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici di se stessi. E il Nuovo Testamento ha perfezionato questo atteggiamento di bontà e di fraternità umana, formando i cristiani alla carità come atteggiamento virtuoso, superiore alla conoscenza delle lingue, alla conoscenza dei misteri dell’universo superiore al dono della profezia. superiore alla stessa fede. Perché tutto ciò un giorno svanirà. solo la carità resterà per sempre, perché la carità è Dio e noi saremo in Dio.
Carissimi fedeli, come si pratica? Come si discerne la carità? Ecco la risposta della parola di Dio: la carità è paziente, è benigna la carità, non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. la carità non avrà mai fine.
Per Madre Giovannina questo inno alla carità non rimase uno spartito scritto su un foglio di carta, ma fu per lei una vera canzone d’amore interpretata con gioia e cuore grande, facendo quotidianamente del bene ai poveri e agli ammalati. come Gesù anche lei sembrava dire, venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò il ristoro.
Fu questo il Vangelo della nostra Beata. notizia di una carità senza limiti. fu questo il segreto di Dio, nascosto nel suo cuore di piccola. e umile discepola di Gesù. Gesù per lei era presente nel tabernacolo, ma era anche realmente presente nella persona sofferente, ammalata, povera, anziana. e la sua carità verso gli infermi era fatta di gesti semplici, quotidiani, feriali. rifare il letto, portare la biancheria pulita, aiutare nell’igiene personale, spazzare la casa, offrire una scodella di brodo caldo, riattizzare il fuoco con la legna, far compagnia ai più soli e abbandonati, comprare qualche medicina, pulire una piaga, cambiare una fasciatura, pagare il consulto del medico, recarsi in carcere per assistere una donna malata con i suoi cinque figli.
Ha ragione una testimone del tempo, madre Carolina Zoppi, superiore della visitazione di Como, attestava che Madre Giovannina Franchi aveva fondato la sua Congregazione per il sollievo spirituale e temporale dei malati ricoverati nelle loro case, ai quali, faceva gustare le dolcezze di una assistenza data per dei motivi sublimi, che sono i suoi. solo la nostra santa religione sa dettare.
Le suore Infermiere, infatti, le sue figlie spirituali, vengono esortate dalla Madre ad applicarsi all’assistenza degli infermi come conseguenza della loro consacrazione a Gesù Crocifisso e alla Santissima Madre Addolorata, di cui i cristiani. sono immagine più viva nei giorni della malattia.
L’ideale che la Madre propone alle sue Suore è molto concreto, cito le sue parole, devono essere coraggiosi e umili al tempo stesso, pazienti e cortesi nelle maniere. ammanti, del silenzio, della fatica, ben disposte all’assistenza degli ammalati e a qualunque opera di carità, senza eccezione di alcun ufficio, anche se faticoso e riluttante.
Pur essendo cresciuta in una famiglia benestante e pur disponendo di un proprio patrimonio, viveva in pieno la povertà religiosa. Nel libretto delle spese, ad esempio, quelle relative alla sua persona sono quasi inesistenti.
Oltre la carità, in lei brillano atteggiamenti di modestia, umiltà, grande laboriosità. era una donna fondamentalmente riservata e di poche parole e non amava attribuirsi alcun merito, tanto che soleva dire che il fondatore e il direttore dell’opera era Don Giovanni Abbondio Crotti, penitenziere canonico della cattedrale di Como.
Concludo con una domanda. Cosa direbbe oggi la Beata Madre alle sue figlie spirituali? Anzitutto raccomanderebbe loro di vivere come sorelle, sull’esempio di Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro, che meritarono di ospitare e onorare più volte Gesù, e gli ammalati, i poveri, i bisognosi, sono il volto di Gesù. Per mantenere vivo lo spirito di famiglia, le esorterebbe poi a sopportare con pazienza contrasti e incomprensioni, a perdonare prontamente ed essere sempre gioiose. vivendo infatti questa carità domestica, possono poi manifestarla verso gli ammalati e i bisognosi con la laboriosità, la diligenza, l’umile nascondimento, e la letizia interiore ed esteriore.
Cari fedeli, Madre Giovannina fa parte di quella epopea gloriosa, delle suore sparse in tutto il mondo, suore che sono le autentiche eroine della nostra patria, sì, della nostra patria, esse abitano in mezzo a noi e sono case di solidarietà, di fraternità, di carità, di formazione umana e cristiana.
La Chiesa conosce queste sue figlie, le onora, le apprezza, le esalta, le glorifica e il loro distintivo è la carità semplice a tutto campo, verso piccoli e grandi, ricchi e poveri, italiani, e stranieri, e la loro presenza, cari fratelli e sorelle, è una benedizione per tutti, per la Chiesa e per la società.
Per questo il nostro ringraziamento al Signore è grande oggi: per il dono prezioso delle Suore, di tutte le Suore generosamente dediche alla sequela di Cristo e al servizio del prossimo con la fatica e il sacrificio quotidiano.
E il nostro grazie diventa preghiera affinché lo Spirito Santo continui a far sentire la sua voce, chiamando le giovani, molte giovani, alla vita religiosa. Una vita tutta concentrata su Dio Carità e tutta spesa nella Carità verso i bisognosi, la beata Madre Giovannina Franchi ascolti questa nostra supplica e la esaudisca.