La nascita della prima comunità

In via Vitani a Como
24.03.1853 Giovannina Franchi firma l’atto di compravendita dello stabile situato in via Vitani. Si trattava di un ampio edificio, situato nel centro del quartiere della Cortesella.
27.09.1853 Con Madre Franchi entrano “nella pia casa” altre tre donne: Maria Luigia Allegri, Lucrezia Schiavetti e Maria Poletti di estrazione sociale, cultura e formazione completamente diverse da quella da cui proveniva la Serva di Dio; alcune avanzate in età e di debole salute.

La Serva di Dio scrisse nel suo Promemoria che «il giorno 27 settembre 1853 siamo entrate in questa pia casa per la gloria di Dio, la santificazione nostra e l’assistenza corporale e spirituale degli infermi». Il fondatore e direttore fu il sig. penitenziere don Giovanni Abbondio Crotti, canonico della Cattedrale.

1853-1856 In questi primi tre anni le sorelle seguono probabilmente un regolamento molto semplice confluito poi nel “Metodo di Vita”, elaborato dal successore del can. Crotti, can. Bernasconi. Non vestono alcun abito religioso; vivono in comunità, ma non fanno voti; ciascuna infatti è libera di disporre delle proprie sostanze e di continuare a far parte delle confraternite cui era iscritta prima dell’ingresso nella Pia Unione.

Nei primi tre anni l’attività di accoglienza all’interno della Pia Casa ha un ritmo abbastanza continuo, che diviene poi sempre più incalzante negli anni seguenti, accogliendo una gamma svariatissima di persone bisognose di aiuto. Si susseguono le malate di mente, quelle colpite da paralisi, donne di passaggio a Como, bisognose di un asilo sicuro. Alcune catecumene furono accolte nella nostra casa per essere istruite nella religione cattolica.

Dopo solo tre anni le “Sorelle di S. Nazaro” – venivano chiamate così perché vicine all’omonima chiesa, erano già ben note in Como per la loro attività caritativa a sollievo spirituale e temporale dei poveri e dei malati. Scrive la Superiora della Visitazione: «un’altra pia unione prende vita, quella delle Sorelle Infermiere per il sollievo spirituale e temporale dei malati poveri che si trovano nelle loro case e ai quali esse offrono la dolcezza di un’assistenza prestata per i sublimi motivi che solo la nostra santa religione sa insegnare.

“Le Sorelle Infermiere”, pur vivendo come suore, giuridicamente non lo erano e si qualificavano solo come un gruppo di donne che vivevano in comune dedicandosi alle opere di carità.

03. 1854 Per mezzo del can. Crotti, la Serva di Dio si era premurata di chiedere a Roma, alla Congregazione dei Riti, il permesso di poter aprire un oratorio privato nella casa di via Vitani. La Santa Sede aveva concesso che si potessero celebrare ogni giorno due messe e che le Sorelle e gli ospiti della Casa vi si potessero comunicare e confessare. Nell’oratorio trovò posto la “piccola statua della Vergine Addolorata”, dono della mamma di una monaca visitandina, tuttora molto venerata dalle suore.

Per quanto riguarda le opere caritative, Madre Franchi seppe armonicamente fondere le direttive del can. Crotti con l’ideale primitivo della Visitazione, così come l’aveva appreso leggendo le opere di S. Francesco di Sales.

27.07.1854 Nello strumento del rogito lo stabile venne intestato all’arcipretura della Cattedrale, poiché l’intestazione alla prebenda dell’arcipretura fu voluta dalla Serva di Dio perché nel suo intento vi era la determinazione che detta casa dovesse accogliere solo “pie e costumate donne” al servizio dei poveri e dei malati. Se queste poi avessero cessato di esistere, lo stabile doveva essere comunque adibito a sollievo dei poveri, cosa che non era sicura si attuasse se la casa, una volta morta la Serva di Dio, fosse passata ai suoi legittimi eredi.
1855-1857 Fece innalzare la casa su tre lati secondo un disegno eseguito da lei stessa. Nella mente della Serva di Dio vi era pertanto, fin dal principio, l’idea che la casa, oltre ad accogliere le future consorelle, dovesse ospitare poveri e malati anche in numero ragguardevole.
07.10.1856 «Il nostro signor direttore e fondatore – scrive la Serva di Dio nel suo Promemoria – don Giovanni Abbondio Crotti, dopo aver celebrato la messa delle SS. Vergine dell’Addolorata che in quell’anno si celebrava nella quarta domenica di settembre, fu preso da febbre gastrica infiammatoria. Al mercoledì il male aumentò, al venerdì ricevette l’olio santo e al martedì dell’entrante settimana, alle ore sette di mattina, rese la sua bell’anima a Dio. Noi siamo obbligate a pregare per lui e a serbarle una santissima riconoscenza perché molto ha beneficato in vita questa Pia Unione».
11.11.1856 Al canonico Crotti succedette come direttore dell’opera il molto rev.do signor don Giovanni Bernasconi. Fu mons. Vicario Capitolare don. Ottavio Calcaterra che ce lo destinò e tale era pure il desiderio del fu signor canonico Crotti’

Alla Serva di Dio, come superiora della Pia Unione e a don Bernasconi compete l’accettazione delle nuove aspiranti e il compito di rendere più organica e regolare la vita all’interno della comunità.

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